Scrivere ricette è un atto politico
Cocomero & Friends – 77 voci da 10 paesi per trasformare parole, cibo e immagini in un gesto concreto di solidarietà.
Ci sono immagini che non riesco a togliermi dagli occhi: corpi scheletrici di bambini, madri disperate che non sanno più come nutrire i propri figli. Sembrano scene tratte dai libri di storia, immagini di fame e di morte che la coscienza collettiva – e la comunità internazionale – ci aveva promesso non si sarebbero mai più ripetute. E invece sta accadendo di nuovo. Adesso. Una popolazione intera viene decimata, giorno dopo giorno.
In questi giorni, le Organizzazioni Umanitarie lanciano un nuovo allarme: la fame è ovunque. Anche i medici presenti sul territorio, lì per salvare vite, riescono a fare un solo pasto ogni due giorni. Stanno morendo di fame. Tutti.
Cosa fare? Ci sono modi per sentirsi meno impotenti e inutili?
Oggi voglio parlarvi di un progetto che mi sta profondamente a cuore: Cocomero.
Nato dall’iniziativa volontaria di alcune colleghe che stimo moltissimo— Sasha Carnevali, Cristina Mauri, Anna Panna, Gigi Passera e Silvia De Martino—questo progetto ha l’obiettivo di raccogliere fondi per sostenere i civili palestinesi rimasti senza casa e senza mezzi di sussistenza in seguito ai bombardamenti e agli sfollamenti forzati iniziati nell’ottobre 2023.
Con il primo ebook pubblicato a ottobre 2024, sono stati raccolti quasi 50.000 euro: un risultato che si è tradotto in pasti quotidiani e sostegno concreto per diverse famiglie, che grazie a questi fondi sono riuscite a sopravvivere.
Ora è uscito il secondo capitolo di questo impegno, Cocomero & Friends - ricette e voci per la Palestina, un ebook corale che unisce le voci di 77 tra cuochi, scrittori, fotografi e creator provenienti da dieci paesi diversi, che hanno deciso di mettere a disposizione il proprio lavoro per una causa urgente e necessaria.
Acquistare questo ebook significa fare una scelta concreta, anche se piccola.
È un gesto di solidarietà che nasce dal nostro lavoro quotidiano—quello che conosciamo meglio: scrivere, cucinare, fotografare. In mezzo a tanto dolore, ci siamo chiesti cosa potessimo fare. E abbiamo scelto di raccontare, attraverso le ricette, una speranza. Una forma di resistenza silenziosa ma potente.
So che qualcuno potrebbe chiedersi: che senso ha un libro di ricette quando la gente a Gaza muore di fame?
Questa è la mia risposta: questo è il nostro linguaggio. Le ricette sono da sempre strumenti di cura, di memoria, di identità. Sono gesti che nutrono, ma anche che tramandano, che uniscono. Scrivere una ricetta è un atto politico. È scegliere da che parte stare.
Due anni fa, scrivevo in una newsletter che le ricette sono molto più che istruzioni da seguire: sono un condensato di poesia, scienza e attivismo. Oggi più che mai, ne sono convinta. Per questo vi invito a scoprire Cocomero & Friends, a acquistarlo, regalarlo, leggerlo, a cucinarne le ricette, a condividerlo.
Insieme possiamo fare la differenza, anche solo una piccola, minuscola differenza. Ma ogni seme conta.
Ecco un estratto da Non Chiamatele ricettine
Una ricetta è resistenza, attivismo politico, memoria culturale.
Quando nel marzo 2022 la Russia ha invaso l’Ucraina, due amiche food writer londinesi—Olia Hercules, ucraina, e Alissa Timoshkina, russa di origini ucraine— sono rimaste da principio pietrificate. Un sentimento che ha accomunato tanti di noi, anche se non toccati direttamente dalla guerra come loro.
Nel giro di pochi giorni hanno reagito, e lo hanno fatto attraverso la condivisione di quello che di più intimo, comune, quotidiano ci possa essere: ricette di famiglia, memoria storica di un popolo. Mentre la Russia cercava di negare l’identità culturale, politica, linguistica, e anche gastronomica di un popolo, loro la riaffermavano condividendo la ricchezza della cucina ucraina, con i borsh, i fermentati, le paste fresche ripiene, e le cucine estive costruite all’esterno, dove trasformare i prodotti di stagione quando il caldo si fa soffocante.
La loro azione si è trasformata rapidamente: da conversazione on line a campagna globale e comunità di persone, un movimento che ha ricalcato l’impronta del progetto Cook for Syria. Grazie alla collaborazione con altri food writer inglesi ed europei è nato quindi Cook for Ukraine, un progetto che si è diffuso rapidamente in tutto il mondo. Questo progetto è basato sulla condivisione di ricette ucraine, e sulle storie che portano con se, supper club e cene a tema—anche qui in Italia, a Milano—, eventi on line e off line, vendite di beneficenza di torte e panificati ucraini. In un anno hanno raccolto più di 2 milioni di sterline per tre organizzazioni umanitarie: UNICEF, Choose Love, e Legacy of War.
Vedete la forza dirompente che può avere un ricetta? Parla a livello viscerale, e spesso riesce a delineare l’identità di un popolo, la sua ricchezza, i suoi prodotti tipici e le sue abitudini, più di un saggio storico.
Ma quello che è successo con le ricette ucraine è successo, per altro verso, anche a noi.
Tra fine Ottocento e inizio Novecento, circa cinque milioni di italiani emigrarono in America, scappando dalla fame e dalla miseria. Lasciano condizioni di povertà, e un’Italia in cui si era ancora ben lontani dall’avere un’identità culturale e gastronomica nazionale, figuriamoci regionale.
Secondo Alberto Grandi1, professore di Storia Economica e Storia dell’Alimentazione, autore di DOI, Denominazione Origine Inventata, e dell’omonimo podcast, sono proprio questi immigrati, spesso malvisti dalle comunità locali nelle quali stentano a integrarsi, che costruirono gran parte della tradizione della cucina italiana. In America trovano quei prodotti che nelle aree di partenza non c’erano, o erano appannaggio di pochi fortunati. Creano un melting pot culturale in cui Nord e Sud si incontrano.
Questa nuova cucina venne poi riportata in Italia con un secondo controesodo, quando gli emigrati rientrarono in patria. Nasce così una conversazione tra due mondi che porta poi alla creazione di quella che è oggi la cucina italiana.
E indovinate chi ha un ruolo centrale in questa creazione della tradizione culturale e gastronomica italiana in America? Un manuale di cucina, quello che oggi viene chiamato semplicemente l’Artusi, ovvero La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene, pubblicato per la prima volta a Firenze nel 1891.
L’Artusi e le sue ricette diventeranno per le comunità italiane in Nord America uno strumento di alfabetizzazione, di affermazione culturale e di identità gastronomica, di riscatto sociale. Addirittura, la Società Dante Alighieri, che si prefiggeva il compito di preservare l’uso della lingua italiana tra gli emigrati, arriva ad acquistare diverse centinaia di copie di questo manuale.
Una ricetta, un libro di cucina, può essere questo.
Non solo nutrimento, ma voce.
Resistenza.
Memoria.
Futuro.
Cosa è Cocomero
Cocomero è un progetto di volontariato nato da un gruppo di foodblogger per raccogliere fondi per i civili palestinesi rimasti senza casa e senza sostentamento a causa dei bombardamenti e degli sfollamenti forzati dopo l’ottobre 2023.
Il progetto è partito nel 2024 con un primo ebook, Cocomero - ricette d'ispirazione levantina per la pace. Nel 2025 è uscito il secondo ebook, Cocomero & Friends - ricette e voci per la Palestina, da riscattare con una donazione diretta ad una o più delle campagne di raccolta fondi attentamente selezionate dal progetto.
Cocomero & Friends - Ricette e voci per la Palestina (2025)
Raccoglie contributi donati da 76 creator provenienti da 10 nazioni. 59 ricette plant-based, per una scelta totalmente priva di violenza. 16 scritti originali tra testimonianze, saggi e articoli firmati da giornalisti e civili italiani e palestinesi, parte fondante del progetto nonostante le condizioni di vita estreme. 13 art work tra illustrazioni, fumetti e poster.
In questa edizione sono coinvolte direttamente alcune delle persone beneficiarie delle donazioni, che hanno scritto articoli, dato ricette, raccontato esperienze, e disegnato la copertina, opera dell’illustratrice palestinese Reem Alsayed.
Come ricevere l'ebook
Comprando l'ebook di Cocomero fai una differenza concreta nella vita delle persone che questo progetto supporta: i tuoi soldi gli daranno modo di mangiare, di comprare una tenda, delle medicine. I tuoi soldi sono letteralmente la loro sopravvivenza.
Fai la tua donazione: minimo di 5€ (ma se puoi, ti chiediamo di donare di più - la donazione media al momento è di 20€) da devolvere direttamente sulla piattaforma di raccolta fondi selezionata (GoFundMe, PayPal, bonifico). Sul sito cocomero.premiate.org potete conoscere le famiglie e le organizzazioni sostenute direttamente dal progetto.
Fai uno screenshot alla ricevuta della donazione.
Compila il modulo che trovi in questa pagina: inserisci l’indirizzo email a cui vuoi ricevere l’ebook, e poi carica lo screenshot.
Riceverai immediatamente via email il link per scaricare l’ebook in formato PDF.
A chi vanno le donazioni
Le donazioni vanno totalmente e direttamente alle persone palestinesi: chi compra gli ebook lo fa facendo una donazione a una o più campagne GoFundMe.
Ogni famiglia e associazione poi sceglie come impiegare i propri fondi: per tende, cibo, medicine, benzina per i generatori, legna per cucinare. Chi ha raggiunto in tempo la cifra sufficiente per pagarsi visto e viaggio, l’ha usata per uscire da Gaza.
Leggi anche
1 curiosità e 1 cosa bella n° 105 (quella & Friends), di Sasha Carneveli. C’è un articolo di Silvia Chiarantini sui biscotti makrouta, che descrive in modo vivido cosa significa camminare attraverso Shatila, il famigerato campo profughi diventato la “città”, e che resterà sempre con me. C’è il ricordo di Elham Abdulrahman, la “nostra” Elham, del secondo bombardamento che ha subito. Non lo aveva mai raccontato nemmeno a me: io sapevo di quando hanno distrutto la sua casa nell’ottobre del 2023, e lei scappò in pigiama solo col telefono in mano; qui racconta di quando pochi mesi dopo era sfollata con i bambini a casa di un’amica, ed è corsa fuori tenendoli per mano, loro che strillavano, gente che gli espoldeva intorno. C’è una micro graphic novel di una pagina di Irene Coletto che vale il libro intero.
Fattoush, di Ella Risbridger. The things I am eating are the things that they are not eating: this is the very plain truth. I can write about food without writing about Gaza but I can’t write about food without thinking about Gaza. I can say this or not say it but either way it remains true.




È bello farlo insieme, Giulia ❤️
Grazie mille, è molto importante per chi ha un pubblico ampio come il tuo essere portatrice di questi messaggi di resistenza.
Nella mia famiglia abbiamo accolto una ragazza ucraina ed è stata un esperienza molto importante ed è stato molto importante per noi anche attraverso il cibo conoscere le sue storia.
Condividerò il messaggio.Thank you very much, it is very important for someone with a large audience like yours to be a voice for these messages of resistance.
In my family, we had a Ukrainian girl live with us, and it was a deeply meaningful experience. Getting to know her story through food was also very important for us.
I will share the message