Lettere dalla Toscana
Cooking with an Italian accent
Nelle dispense degli altri
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Nelle dispense degli altri

Una conversazione con Melina Hammer sull’abbondanza, la stagionalità e quegli ingredienti che ci fanno sentire a casa

Quando cammino per le strade secondarie di una nuova città, sono attratta dalle finestre aperte che gettano una luce sulla vita delle altre persone. Immagino la loro vita quotidiana e creo storie basate su quello che ci lasciano intravedere da dietro le tende aperte.

Le finestre della cucina affollate di barattoli, ciotole, e le loro spezie più usate, una libreria sulla parete opposta pieni di libri, una poltrona - è la loro poltrona preferita per leggere? o è dove guardano la tv la sera? Foto incorniciate alle pareti, una predilezione per i fiori freschi o giocattoli sparsi su un tappeto. Questi sono tutti indizi che mi fanno immaginare come sarebbe vivere lì.

Lo stesso vale per le dispense.

Quando ho l’occasione di andare a trovare degli amici, o quando sono invitata per la prima volta in una nuova casa, mi piace poter dare un’occhiata furtiva alla dispensa. Si può davvero capire molto dalle dispense degli altri: qual è la loro marmellata preferita da spalmare sul pane tostato, se sono persone da pasta o da riso, quante spezie usano nella loro cucina quotidiana, se sono appassionati produttori di conserve, o se invece preferiscono prodotti biologici, tradizionali, o magari più particolari.

Si può davvero capire qual è il loro stile di cucina, il loro approccio al cibo, e spesso, alla vita.

Per un paio d’anni ho scritto qui su Lettere dalla Toscana una rubrica in cui intervistavo amiche e colleghe sulle loro dispense, facendo domande un po’ curiose e cercando di capire le loro abitudini in cucina attraverso gli ingredienti che non mancano mai sui loro scaffali.

Ora, finalmente, riporto questa serie nel nostro podcast, Cooking with an Italian Accent, con interviste dal vivo a food writer, autori e autrici di libri di cucina, partendo dalla dispensa come via privilegiata per entrare nelle vite degli altri, nel loro modo di cucinare e nelle loro ricette preferite.

La prima ospite è Melina Hammer, amica di lunga data di Lettere dalla Toscana. È l’autrice pluripremiata di A Year at Catbird Cottage, food stylist, recipe developer, chef e fotografa, oltre che la proprietaria di Catbird Cottage, nella Hudson Valley, nello stato di New York. La trovate anche qui su Substack, dove scrive Stories from Catbird Cottage.

An old picture of the pantry in my previous kitchen. I still have fond memories of this grey cabinet.

Prima di entrare nel vivo dell’intervista di oggi, ho raccolto qui alcuni articoli dall’archivio della newsletter che raccontano il mio amore per la dispensa:

Cosa racconta la vostra dispensa del modo in cui cucinate, mangiate e vivete? Fatemelo sapere nei commenti, o rispondendo via email. Vi leggo!

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Today’s guest, Melina Hammer

Q&A con Melina Hammer

Visto che il podcast è da sempre soltanto in inglese, ho pensato che potrebbe essere utile avere anche una trascrizione in italiano. Quella che segue è una versione editata e tradotta della nostra conversazione, adattata dalla trascrizione originale per renderla più chiara, fluida e facile da leggere. Fatemi sapere se questo formato vi piace.

Giulia
Ciao a tutti, e benvenuta, Melina. Sono davvero felice di averti qui oggi per il primo episodio di questa nuova serie dedicata alle dispense degli altri, qui su
Cooking with an Italian Accent. Benvenuta!

Melina
Grazie. È davvero bello essere qui.

Giulia
Mi piacerebbe iniziare con una piccola presentazione. Puoi raccontarci brevemente chi sei e, prima di tutto, dirci dove ti trovi nel mondo in questo momento?

Melina
Certo. Mi chiamo Melina Hammer e vivo nella Hudson Valley.

Qui nella Hudson Valley accolgo ospiti da vicino e da lontano nella mia casa, Catbird Cottage. In sostanza sono una chef, e attingo ai miei molti anni di esperienza come food stylist e fotografa, come autrice di libri di cucina e come sviluppatrice di ricette per la mia newsletter. Tutti questi ruoli si intrecciano per creare bellezza ed esperienze memorabili per le persone che vengono qui a festeggiare con noi le loro occasioni speciali.

Giulia
Meraviglioso. Mi assicurerò di aggiungere nelle note dell’episodio tutti i link alla tua newsletter e a tutto quello che fai, così chi ascolta potrà trovarti facilmente.

Cominciamo a parlare della tua dispensa. Che cosa rappresenta per te?

Melina
Alla base, la mia dispensa — e, crescendo, le dispense in generale, soprattutto quella di mia madre — mi ha sempre dato un senso di sicurezza.

È un luogo di abbondanza. E da quel senso di sicurezza, da quelle raccolte di ingredienti diversi, nascono possibilità e avventura. Che si tratti della sicurezza di sapere che avrò sempre qualcosa da mangiare, o della possibilità di preparare qualcosa di interessante e insolito, magari ispirato a un luogo lontano, anche all’ultimo momento.

Giulia
Sì, è esattamente quello che la dispensa rappresenta per me.

Mi ricordo quando, da bambina, entravo nella cucina di mia mamma e provavo quel senso di sicurezza perché vedevo davanti a me tutti i barattoli di conserva di pomodoro che aveva preparato durante l’estate, quelli che poi usavamo una volta a settimana per fare la pizza. E poi c’erano le confetture, la farina, lo zucchero…

C’era questo senso di sicurezza, il sapere che qualcuno si stava prendendo cura di me. In quel caso era mia mamma. Ed è lo stesso sentimento che provo adesso. Posso prendermi cura della mia famiglia. Posso preparare la pizza il venerdì sera con i pomodori che ho in dispensa. Quindi sì, è esattamente la stessa sensazione.

Melina
Non è una sensazione bellissima?

Giulia
Sì. Anche solo un piccolo angolo della mia cucina — la mia dispensa non è grande, ma quel piccolo spazio dove tengo le marmellate che preparo durante l’anno e i pomodori — mi fa stare bene davvero.

Parlando della tua dispensa, tu vivi nella Hudson Valley. In che modo questo si riflette nella tua dispensa?

Melina
Nella nostra zona ci sono moltissimi produttori meravigliosi, e mi sento davvero fortunata a poter attingere a una tale ricchezza di ingredienti.

Per la maggior parte, però, sono ingredienti freschi. C’è un produttore che coltiva cereali locali e li macina, quindi uso la loro farina.

E poi ci sono i mieli e le confetture della Hudson Valley, per esempio. Non è che ne abbia necessariamente bisogno, ma finisco comunque per portarli nella mia dispensa perché sono belli, li ho assaggiati e sono deliziosi. Così diventano parte della mia collezione.

È bello anche entrare nei negozi che vendono prodotti locali e lasciarsi conquistare da qualcosa, magari perché la confezione è bellissima, o perché decido che ho bisogno di un altro tipo di sottaceto, o qualcosa del genere. E sapere che è stato prodotto da qualcuno del posto lo rende ancora più speciale.

Giulia
Sì, è lo stesso per me. È come conservare piccoli ricordi del luogo in cui sei, e allo stesso tempo sostenere un po’ i produttori locali. Perché, proprio come te, anch’io preparo le mie confetture, ma quanto è bello avere una confettura prodotta localmente, e poter sostenere un piccolo produttore.

Ci sono altre parti del mondo rappresentate in modo particolare nella tua dispensa?

Melina
Oh, sì. Proprio come dicevi tu, c’è questa idea del ricordo, di un frammento di esperienza che porti con te.

Ho ingredienti dal Giappone e dalla Nigeria. Ci sono ingredienti che evocano il Vietnam, il Canada, l’Afghanistan, la Palestina, la Francia, l’India. È come se attraverso gli ingredienti che usano ti sentissi immediatamente connessa a quelle culture.

A volte l’unicità di un profumo o di un sapore è molto evidente. Altre volte si tratta semplicemente di un ingrediente difficile da trovare, che magari ti capita di scovare durante un viaggio, o in un negozio internazionale particolare. Riuscire a portare a casa quegli ingredienti dà sempre un certo senso di vittoria, quasi come se avessi vinto alla lotteria.

Giulia
A volte è il ricordo di un viaggio. Altre volte è più una scusa per viaggiare in un posto dove non sei mai stata, grazie a una spezia, o a un aroma unico.

Melina
Assolutamente. Mi piace molto come l’hai detto. Sì.

Giulia
E in che modo la tua dispensa influenza il modo in cui cucini a casa, ma anche il modo in cui cucini per il tuo lavoro di food writer e fotografa?

Melina
Per quanto riguarda la cucina di casa, spesso lavoro a tanti progetti nello stesso momento. Quindi attingere alla dispensa significa poter avere a disposizione senza problemi un riso, o della quinoa, o del farro, o dei fagioli, purché abbia quell’orologio interno che mi permette di prevedere quando ne avrò bisogno.

E poi c’è tutta una serie di altri ingredienti. È un modo di mangiare più semplice, ma molto guidato dalla dispensa: guardare cosa c’è, capire quanto tempo ho, e poi mettersi in moto.

Per quanto riguarda il mio lavoro, ci sono storie stagionali che attingono moltissimo agli ingredienti della dispensa. E poi ci sono periodi in cui cuciniamo meno, come in primavera e in estate, quando ci sono comunque ingredienti che fanno da guida al modo in cui voglio costruire i sapori. Le mie collezioni di aceti, per esempio, e quelle vinaigrette e salse meravigliose, capaci di dare luce, che possono far brillare e cantare ingredienti crudi, e tante altre cose.

A volte la dispensa diventa anche una sorta di cornice per un tema che voglio presentare.

E ci sono sempre ingredienti da dispensa che hanno un ruolo. Penso che sia utile per i lettori in generale, e anche per il mio pubblico, capire che se hai questi ingredienti come base, allora puoi sempre mangiare bene: che si tratti di cucinare qualcosa di speciale per degli ospiti o per un’occasione, o semplicemente di capire cosa prepararti per pranzo.

Giulia
Hai detto che organizzi cene e supper club. Prepari la tua dispensa pensando anche a questo? O fai la spesa per la dispensa con questa idea in mente?

Melina
Faccio la spesa per la mia dispensa. E mentre la faccio penso sempre: ecco, questo enorme barattolo di olive o di sottaceti potrebbe servirmi per un supper club o per una cena.

E siccome è in conserva, può semplicemente restare lì a guardarmi, a ricordarmi la sua presenza, senza bisogno di essere usato subito.

Ci sono tanti altri ingredienti che hanno più o meno lo stesso scopo. A volte non compro per una ragione precisa. Voglio dire, certe cose hanno sicuramente un motivo, ma altre le porto a casa solo perché me ne innamoro, e so che in futuro avranno una loro utilità.

E molto spesso quegli ingredienti che non hanno uno scopo immediato finiscono poi per trovare posto in qualche elemento del menu. È davvero emozionante vedere quando quello scopo si compie, e poi vedere la gioia sui volti delle persone quando quell’ingrediente viene usato e loro possono assaggiarlo.

Giulia
A proposito di ingredienti, quali sono, diciamo, cinque ingredienti che hai sempre in dispensa, indipendentemente dalla stagione? E perché tieni proprio questi cinque ingredienti?

Melina
Be’, sicuramente i fagioli. I fagioli come cibo umile, i fagioli come ingredienti straordinari, sontuosi, meravigliosi. Si può fare qualsiasi cosa con i fagioli.

Poi le confetture. Tante confetture che preparo io. Ci sono alcune bacche selvatiche che ogni stagione mi impegno a trasformare in confettura. Quindi quelle sono sempre una base. E spesso le regalo. A volte non le mangio nemmeno io, e questo può essere un po’ triste, perché le amo moltissimo e sono deliziose. Ma come regalo sono ancora meglio.

Poi i pomodori in conserva del mio orto e di un paio di produttori, così posso preparare ogni tipo di stufato e brasato durante l’inverno. E imbottigliare l’estate… non c’è niente di pari.

Poi il cioccolato, perché il cioccolato è qualcosa che abbiamo sempre in casa: tavolette da mangiare così, o cioccolato per le ricette che sviluppo sia per la newsletter sia per gli ospiti.

E poi il pesce in conserva, perché è un modo eccellente per avere subito proteine, sapore, sfumature e profondità.

Oggi c’è una varietà incredibile. Uso “pesce” in senso ampio: a volte sono capesante, o cozze, o ostriche. E poi c’è tutto un mondo di pesci diversi. Per me è un ingrediente assolutamente fondamentale.

Giulia
Quindi, tenendo a mente questi ingredienti, cosa cucini dalla dispensa quando non hai voglia di cucinare, ma vuoi comunque mangiare qualcosa di buono?

Melina
Sì, cosa che succede più spesso di quanto si possa pensare.

Giulia
Quasi ogni giorno.

Melina
Lo so. Penso sempre: devo cucinare di nuovo? Devo mangiare di nuovo? Ho appena finito di cucinare. A volte dico a mio marito: davvero, devi occupartene tu, così io posso staccare un attimo.

Ci ho pensato molto. E, sinceramente, le lenticchie. Amo il fatto che cuociano così velocemente e che non abbiano bisogno di essere messe in ammollo.

E poi, come dicevo prima, quinoa o riso integrale, a volte pasta. Ma la pasta, man mano che vado avanti con l’età, mi sembra più un piccolo lusso. Quindi voglio tenerla per quelle occasioni in cui voglio davvero viverla come un’esperienza.

Spesso quindi preparo riso integrale o quinoa, a volte orzo o farro. E li rendo speciali aggiungendo un uovo cotto ma ancora cremoso, oppure qualche filetto di acciuga, erbe e verdure, o una stratificazione di tutte queste cose. E per fortuna funziona sempre, e il risultato è sempre dinamico.

Non è mai qualcosa di troppo basico perché, per abitudine e anche per il lavoro che faccio, ho sempre questi meravigliosi barattoli di cose diverse da cui posso attingere.

Giulia
Sì, questo mi fa pensare a qualcosa che potremmo chiamare una sorta di insalata dello studente, una cosa che preparo spesso quando non so cosa cucinare.

Tonno in scatola, che è qualcosa che tengo sempre in dispensa perché lo amo, e fagioli. Magari hai un barattolo di buoni fagioli già cotti, li mescoli insieme, e poi se hai dei pomodori freschi, benissimo. Oppure cipolla, un piccolo filetto di acciuga, giusto per dare un po’ di sapore in più. E poi, naturalmente, il tuo miglior olio extravergine di oliva. Accanto a questo ti serve solo una fetta di pane.

È una cosa così semplice, ma così piena di sapore, così gloriosa. E naturalmente la qualità degli ingredienti da cui parti determina davvero la qualità del piatto finale.

Ma se hai un buon tonno, dei buoni fagioli e un buon olio di oliva, hai già tutto quello che ti serve.

Melina
Sembra paradisiaco.

Giulia
Questa è una domanda simile, ma riesci a ricordare un momento in cui la tua dispensa ti ha salvata? Un momento in cui non avevi programmato niente, ma sei comunque riuscita a cucinare qualcosa che fosse significativo e davvero buono, magari per te, magari per i tuoi ospiti?

Melina
Be’, per i miei ospiti sono una persona a cui piace molto pianificare in anticipo. Con l’incredibile numero di elementi coinvolti nel preparare sia le cene curate per gli ospiti, che sono esperienze davvero molto, molto personalizzate, sia i supper club, la pianificazione mi permette di mettermi nelle condizioni di riuscire bene. Quelle cose sono pensate ed eseguite con molta attenzione.

Ma nella nostra vita quotidiana spesso è molto diverso, perché io continuo a lavorare e lavorare fino al momento in cui dobbiamo mangiare.

E ci penso in anticipo, perché sono una persona che pianifica. Però ci sono spesso momenti, soprattutto in primavera, che mi sembra il periodo più intenso, in cui sto facendo tutti i lavori in giardino e attorno a casa, oltre a mandare avanti la normale quotidianità. Quindi sono fuori e all’improvviso mi rendo conto: oddio, devo capire cosa preparare per pranzo.

Di recente, in effetti, ho attinto alla dispensa per preparare una pentola di riso integrale. Avevo scongelato del brodo dal freezer, quindi era molto aromatico. C’era del furikake, questo condimento giapponese, una sorta di insaporitore da spargere sul cibo, e l’ho distribuito sopra.

Avevo anche un po’ di colatura di alici, e l’ho aggiunta per arricchire il sapore. Poi tante erbe, e in questo periodo ho lattughe, senapi dal sapore deciso e rucola, quindi ho mescolato tutto insieme.

E poi, di nuovo, un po’ di sgombro in scatola ha reso tutto speciale, pur restando completamente spontaneo.

Giulia
Hai nominato il freezer. Tendiamo a dimenticare che anche il freezer può far parte di quello che chiamiamo dispensa, e probabilmente dovrebbe farne parte, perché è lì che possiamo mettere da parte avanzi che diventano un nuovo pasto, o tutte quelle preparazioni di base che ci aiutano a velocizzare la cena durante la settimana.

Oggi, per esempio, avevo degli avanzi in freezer e li ho messi insieme a una bella insalata e a una piadina che mi era rimasta da ieri. Insieme sono diventati un ottimo piatto.

Melina
Sono d’accordo con te. Penso che quando parliamo di dispensa ci siano certe cose, certi alimenti, che non possono essere messi in conserva, e quindi vanno direttamente in freezer.

Ho dei barattoli di questo pesto di garlic mustard che preparo ogni anno, proprio in questo periodo, perché questa pianta è estremamente invasiva. Questo è il suo momento.

È una sorta di incrocio tra cime di rapa e senape in foglia, e ne viene fuori un pesto che in realtà diventa molto delicato, se puoi crederci. È un po’ strano, ma non è cotto, ed è meraviglioso. Ora ne ho barattoli e barattoli in freezer.

Anche il tomato confit. Per via dell’olio, non lo metto in conserva. Ha bisogno di essere conservato in freezer. E lo stesso vale per tanti altri ingredienti. Ma sì, è come una seconda dispensa, no?

Giulia
Ed è lì per te. Non dobbiamo dimenticarci del povero freezer.

Hai nominato confetture, tomato confit e pesto. C’è qualcos’altro che ti piace preparare e tenere in dispensa, qualcosa che renda la cucina di tutti i giorni più facile, o un po’ più speciale?

Melina
Sì. Ci sono ingredienti che in realtà vivono in frigorifero, ma sono ingredienti da dispensa perché sono fermentati.

Ho, per esempio, un barattolo di crauti che ho preparato io, che ha tranquillamente un anno, ed è delizioso. È funky, croccante, salato.

Ogni anno raccolgo l’aglio verde dall’orto e ne trito un po’ per farlo fermentare. È un procedimento semplicissimo. In pratica, con un po’ di sale, strizzi l’aglio tritato finché non diventa succoso.

Poi puoi insaporirlo ulteriormente. Io magari aggiungo del peperoncino rosso, poi lo sommergo nel suo liquido, e a quel punto si conserva, sai, praticamente a tempo indefinito.

Questo aggiunge al cibo uno strato salato e funky, ma anche agliato, ed è indispensabile perché crea una profondità di fondo più ricca in tantissimi piatti.

Quindi l’idea dei crauti, dei sottaceti, di questo aglio verde fermentato: questi strati per me sono importanti. E siccome sono fermentati, non stanno a temperatura ambiente, ma sono comunque ingredienti da dispensa, perché rimangono lì per moltissimo tempo.

Giulia
C’è qualcosa nella tua dispensa che per te sa di Italia? Anche se non è tradizionalmente italiano, qualcosa che ti ricorda l’Italia, il modo in cui mangiamo e il modo in cui consideriamo il cibo?

Melina
Be’, sicuramente compro pasta secca italiana.

Ho la pasta de La Fabbrica della Pasta, e spesso compro le loro orecchiette, e anche Giuseppe Cocco, diversi formati di pasta di quel produttore.

Amo la consistenza, e mi sembra che questi produttori facciano una versione diversa e davvero bellissima della pasta. Se non preparo la pasta in casa, è un’alternativa meravigliosa.

E credo che i pomodori in scatola e la salsa di pomodoro per me sappiano sempre di Italia. Li tengo sempre a portata di mano in dispensa.

Non ho ancora preparato il concentrato di pomodoro, ma anche quello è un ingrediente che tengo in dispensa. Sono come un trio di ingredienti indispensabili per tante preparazioni diverse, sia nella stagione calda sia per quei piatti più robusti della stagione fredda.

Giulia
Sì, mi piace molto che tu abbia nominato la pasta secca, perché spesso, quando parlo con persone che non sono italiane, pensano che noi prepariamo la pasta fresca tutti i giorni. Che quando mangiamo pasta, sia pasta fresca.

E non è così. Voglio dire, la pasta fresca è per le occasioni speciali, e nemmeno per tutte le occasioni speciali.

La pasta secca è molto più comune. È qualcosa che mangiamo durante la settimana, o per un pasto veloce. Io mangio molta più pasta secca che pasta fresca, e in realtà la amo.

Melina
Sì, voglio dire, quanto tempo c’è in una giornata?

Giulia
Esatto. E ci sono sughi che sono proprio pensati per la pasta secca, non per quella fresca. Se pensi alla carbonara, per esempio, o all’amatriciana, io le amo con la pasta secca. Sono davvero pasti veloci, e per quelli hai bisogno della pasta secca.

Mi piace molto anche la pasta secca integrale. È qualcosa che tengo anch’io in dispensa. Tengo anche pasta fatta con farina di lenticchie, di riso, o a volte di lenticchie, riso e ceci, giusto per avere un po’ di variazione. Ma comunque la pasta secca resta uno degli ingredienti più importanti della mia dispensa, insieme al concentrato di pomodoro, che amo molto.

Era il segreto di mia nonna in cucina.

In realtà una volta ho provato a farlo da sola. Sono partita da 10 chili di pomodori, una cassetta intera, e sono finita con nove vasetti minuscoli.

Era il miglior concentrato di pomodoro che avessi mai assaggiato, ma ci è voluta un’eternità. Ho dovuto perfino tenere acceso il forno, perché quell’estate non era abbastanza calda da far asciugare il concentrato al sole.

Così ho tenuto il concentrato in forno, alla temperatura più bassa, per 10 ore. Se poi avessi sommato tutti i costi, sarebbe stato il concentrato di pomodoro più costoso che avessi mai avuto. Il più delizioso, sì, ma anche il più costoso. Quindi adesso lo compro.

Melina
Quando preparo qualcosa di così laborioso — penso al membrillo, la pasta di mele cotogne, o al sale all’aglio selvatico che preparo in primavera — quelle cose diventano così preziose e desiderate che alla fine non le uso per me.

Le uso solo per gli ospiti o le regalo, perché ovviamente sono incredibili e speciali. Ma non oso usarle con leggerezza. Non voglio finirle. Quindi non le uso per me.

Giulia
Ho visto la tua dispensa. Ho visto le foto della tua bellissima dispensa, e le condividerò nella newsletter insieme a questo episodio del podcast.

Ma se qualcuno guardasse la tua dispensa senza conoscerti, quale sarebbe la prima cosa che potrebbe capire della tua vita?

Melina
Be’, forse, per dirlo in modo generoso, che sono una collezionista.

Penso che qualcuno direbbe: wow, ha davvero una bella varietà di ingredienti.

Ed è qualcosa che ho coltivato nel tempo. Come sviluppatrice di ricette, ho bisogno di molti di questi ingredienti, per poter preparare qualcosa senza glutine, per esempio, o per ospitare persone vegane, o per avere a disposizione soluzioni per ogni tipo di stile alimentare.

Imparare a destreggiarmi con questi ingredienti ha significato investire, sperimentare, sviluppare ricette. E poi posso incorporarli nel mio repertorio, perché alcune cose le amo davvero.

Quindi diventa: oh, userò quell’avena in questa nuova preparazione, oppure tornerò a quella ricetta ancora e ancora, perché la amo così tanto.

Ma sì, tutto questo ha fatto sì che l’ampiezza e la profondità della mia dispensa siano cresciute negli anni. A volte ho la sensazione di non arrivare mai fino in fondo, al retro della dispensa, e questo significa che uno di questi giorni dovrò farne proprio un progetto.

E ricordarmi: oh, giusto, quando ci siamo trasferiti qui… perché ci sono alcune cose proprio in fondo, in fondo, che probabilmente andrebbero esaminate.

Giulia
Sì, questa è una cosa che faccio durante la bassa stagione dei corsi di cucina. Diciamo da dicembre a marzo: è il periodo in cui voglio davvero arrivare in fondo alla dispensa.

Spesso ci trovo delle sorprese. È il momento in cui posso davvero dire: ok, non comprerò più pasta, non comprerò più fagioli, non comprerò più tonno o sgombro in scatola.

Melina
È una cosa intelligente.

Giulia
Voglio vedere la fine della mia dispensa. Non sempre ci riesco, ma scopro tante cose che tendo a dimenticare in fondo agli scaffali.

Ed è bello lasciarsi sorprendere dalla propria dispensa.

Melina
È davvero intelligente. Io ho fatto qualcosa di simile con il freezer questo inverno.

È stato un esercizio ottimo, perché mi è capitato di accumulare cose e poi di ricordarmi cosa c’era in tutta quell’abbondanza. Così questo inverno ho continuato ad attingere dal freezer, ed è stato davvero gioioso, perché significava che cucinavo meno. La me del passato aveva preparato la strada alla me del presente.

Sono riuscita a usare quegli ingredienti, a mangiare bene, e a non dover lavorare così tanto per riuscirci. O almeno, non così tanto.

Giulia
Esatto. Allora ho un’ultima domanda. Se aprissi oggi la tua dispensa, che cosa mi sorprenderebbe di più?

Melina
Oddio. Probabilmente ho otto tipi diversi di miele, ma non so se sia sorprendente. Ho miele dalla Nigeria. Ho miele dal Canada. Ho tre tipi di favo. Quindi, forse è normale.

Giulia
Io ho del miele, ma non otto tipi! Come usi tutti questi mieli diversi?

Melina
Be’, ci sono alcuni mieli che non voglio finire perché sono così speciali. Non voglio dirgli addio. Quindi c’è quel miele in fondo alla dispensa, quasi a dire: vi ricordate di me?

Per quanto riguarda il favo, per esempio, mi piace usarne un piccolo pezzo insieme ad altre conserve che ho preparato, da condividere con gli ospiti. È un modo per raccontare il momento e il territorio, soprattutto quando le persone vengono a trovarci in inverno, quando nel giardino c’è meno abbondanza.

Così posso condividere il pesto di garlic mustard, o la confettura di mirtilli selvatici, e dei cracker con l’aglio selvatico nell’impasto. E poi, accanto a tutto questo, un bel miele e un formaggio. Stanno davvero benissimo insieme.

Mi piace molto usare il miele anche sullo yogurt, con frutta secca e frutta fresca, che siano frutti di bosco o altri frutti. All’improvviso diventa qualcosa di un po’ decadente. Sembra lussuoso. E aggiunge anche sapori che altrimenti non avrei avuto.

E mio marito è un grande appassionato di miele a cucchiaiate, quindi a volte finisce anche così.

Giulia
La tua dispensa riflette davvero la tua attenzione per tutto quello che è molto stagionale e che cresce in un dato momento.

Il tuo modo di cucinare, ma anche il tuo modo di sviluppare ricette e condividere le tue foto, è davvero il punto in cui la dispensa incontra la stagionalità.

Penso che funzionino molto bene insieme. Riesci a incorporare la stagionalità nella dispensa in un modo incredibile, e lo si vede dalle tue ricette e da tutto quello che condividi online. È davvero bellissimo.

Melina
Detto da te, significa molto.

Giulia
Grazie mille. Grazie per aver chiacchierato con me oggi. E ricorda ancora una volta a tutti dove possono trovarti online.

Melina
È stato un piacere parlare con te. Potete trovarmi su Instagram come Melina Hammer, su Substack con Stories from Catbird Cottage, sul mio sito melinahammer.com, e nel mio bellissimo libro pluripremiato, A Year at Catbird Cottage. Grazie mille!

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Assolutamente, procediamo.